La Prevenzione Tiroidea: Intervista al Dott.ssa Nunzia Verde




  • 15/04/2017




Abbiamo chiesto alla dottoressa Nunzia Verde, che cura da tempo per Avis Casoria le giornate di prevenzione tiroidee, alcune domande, di interesse generale, sulla sua attività.

Quali sono i problemi che derivano da una tiroide non funzionante come dovrebbe?
La tiroide è una ghiandola endocrina, posta alla base del collo, che produce ormoni tiroidei (FT3 e FT4) e può ammalarsi in vari modi, nello specifico si possono avere sia alterazioni della struttura della ghiandola tiroidea sia alterazioni della funzione tiroidea.
La tiroide può subire cambiamenti relativi alla sua forma, si può ingrandire (iperplasia o gozzo semplice), oppure si possono formare dei noduli, unici o multipli (gozzo multinodulare). In questi casi, la tiroide può funzionare normalmente o può avere, anche, un’alterata produzione ormonale.
Sicuramente la patologia tiroidea più diffusa sono i noduli tiroidei, che sono presenti nel 5-10% della popolazione generale. Il motivo di maggiore preoccupazione è la possibilità che tali noduli possano essere sede di neoplasia maligna, dovendo procedere quindi all’intervento chirurgico, ma fortunatamente un nodulo tiroideo è un tumore maligno solo in una bassa percentuale di casi (1-5% delle casistiche). Quando si riscontra alla palpazione della tiroide un nodulo, è sempre necessario sottoporre il paziente ad alcune indagini, come un prelievo di sangue, l’ecografia e l’esame citologico dopo prelievo con agobiopsia, eseguito solo nel caso in cui il nodulo presenti determinate caratteristiche ecografiche ed a volte anche la scintigrafia tiroidea, per definire la natura della lesione.
Quando, invece, la tiroide non funziona come dovrebbe, si possono presentare due casi: l’ipertiroidismo, quando produce una quota di ormoni eccessiva o l’ipotiroidismo, quando, invece, produce una scarsa quantità di ormoni tiroidei. Gli ormoni tiroidei svolgono importanti funzioni in tutto il nostro organismo, per cui quando la tiroide non funziona in maniera perfetta, possono comparire più sintomi contemporaneamente.  I sintomi che compaiono in caso di ipertiroidismo sono: dimagrimento ingiustificato, palpitazioni, intolleranza al caldo e sudorazione, diarrea, occhi sporgenti o sbarrati. In caso di ipotiroidismo possono, invece, comparire: aumento di peso lento e graduale, battito cardiaco rallentato, senso di freddo persistente, stitichezza, gonfiore del viso ed ingrossamento del collo.
La tiroide può essere colpita anche da processi infiammatori causando la tiroidite. In questo caso, la tiroide si ammala a causa di un processo autoimmune, cioè l’organismo stesso produce un anticorpo contro una sua parte, in questo caso la tiroide, e tale anticorpo può stimolare in modo permanente e inappropriato la funzione della ghiandola, causando ipertiroidismo oppure può distruggere il tessuto tiroideo, causando ipotiroidismo.

Quali sono le precauzioni da adottare per evitare questi fastidi?
La principale precauzione da adottare è l’uso del sale iodato nell’alimentazione. Lo iodio è l’elemento essenziale perché la tiroide possa produrre i suoi ormoni. La carenza di iodio è la principale causa di patologia tiroidea in tutto il mondo. La Campania ad esempio, come tutto il territorio nazionale, è caratterizzata da una modica carenza di iodio. Lo iodio è contenuto in molti alimenti di derivazione marina ed è inoltre facilmente disponibile sotto forma di sale iodato, cioè con aggiunta di iodio, che si può acquistare anche nei supermercati. Recentemente, sono state condotte campagne di informazione per favorire l’uso del sale iodato allo scopo di limitare l’insorgenza del gozzo.
Fondamentale è, poi, lo screening della patologia tiroidea, per poter identificare tempestivamente disturbi tiroidei e trattarli precocemente ed in maniera efficace. La prevenzione, in tal senso, è essenziale per poter diagnosticare la presenza di patologie tiroidee senza dover arrivare, come accadeva nel passato, alla comparsa di gozzi che non sono solo esteticamente poco gradevoli, ma comportano importanti sintomi come compressione della trachea con difficoltà respiratoria. Data la familiarità per patologia tiroidea, è importante istruire i pazienti a far sottoporre almeno una volta nella vita i parenti di primo grado (figli, nipoti e genitori) soprattutto se di sesso femminile ad una visita endocrinologica con esami tiroidei ed ecografia del collo.

Con le cure appropriate si può guarire definitivamente da questi scompensi o si è costretti a prendere farmaci a vita?
Purtroppo dipende dalla patologia tiroidea.
Se la tiroide presenta noduli senza alterazioni di funzione, è possibile fare una terapia con gli ormoni tiroidei per ottenere il contenimento della crescita dei noduli e la terapia viene sospesa quando la donna va in menopausa e quando l’uomo raggiunge i 60 anni di età.
Quando, invece, la tiroide funziona di meno significa che non produce la quantità di ormoni tiroidei che sono necessari per raggiungere il pieno benessere psicofisico, per cui si inizia una terapia con gli ormoni tiroidei definita terapia sostitutiva, proprio perché la terapia va a sostituire la quota di ormoni che la tiroide non è più in grado di produrre. Questo accade, anche, quando viene asportata tutta la tiroide dopo un intervento chirurgico, per cui la terapia, anche, in questo caso si è costretti a prenderla per tutta la vita, perché come abbiamo detto il farmaco sostituisce gli ormoni che la tiroide non può più produrre.
Se invece la tiroide funziona troppo, è necessario utilizzare farmaci che ne riducano l’attività, bloccando il meccanismo di formazione degli ormoni all’interno della tiroide. La terapia viene fatta per almeno due anni, dopo i quali si procede alla graduale riduzione e sospensione del farmaco per valutare se la tiroide ha ripreso una normale funzione. Nel caso in cui la tiroide riprende una funzione eccessiva è necessario riprendere i farmaci oppure intraprendere altre strategie terapeutiche come l’intervento chirurgico o la terapia radiometabolica. Se, invece, la tiroide mostra una normale funzione non è più necessario prendere i farmaci, ma è indispensabile controllarsi sempre almeno ogni 3-6 mesi con il prelievo per gli ormoni tiroidei e l’ecografia del collo, in quanto la ricomparsa della malattia è molto frequente.

Abbiamo riscontrato che questa patologia colpisce più donne che uomini, come mai?
Le patologie della tiroide sono molto più frequenti nel sesso femminile, infatti le donne possono ammalarsi almeno 5-8 volte in più rispetto agli uomini. Per questo motivo, si ritiene che gli estrogeni e la ciclicità delle variazioni ormonali, caratteristici della donna, possano essere coinvolti nel determinare una maggiore prevalenza nel sesso femminile di patologia tiroidea. Poiché le fisiologiche modificazioni ormonali accompagnano tutta la vita della donna, a partire dalla pubertà fino alla senescenza, le patologie tiroidee sono presenti e sono più frequenti nel sesso femminile rispetto al sesso maschile praticamente in qualunque fascia di età.

Quali saranno gli sviluppi della medicina, nel prossimo futuro, nella soluzione dei disturbi della tiroide?
La medicina, fortunatamente, è in continua evoluzione e cerca sempre di scoprire nuove strategie diagnostiche e terapeutiche per i pazienti.
Per quanto riguarda la terapia, da pochissimo tempo, sono entrati in commercio nuove formulazioni di ormoni tiroidei che consentono un assorbimento più rapido e completo, consentendo, quindi, anche un minor dosaggio dell’ormone rispetto alla classica compressa che necessita dopo la sua assunzione di almeno un’ora di digiuno prima della colazione.
Importanti novità sono presenti, anche, sulla classificazione dei noduli tiroidei, poiché recentemente sono state introdotte tecniche genetiche, che ci indicano come potrebbe evolvere in futuro il nodulo, quando la cellula non presenta caratteristiche precise per consentire all’anatomopatologo di classificare quel nodulo come benigno o maligno. 

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